Žejane (Croazia)

12 novembre 1920 Stipula del Trattato di Rapallo tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. All’Italia viene assegnata l’area multietnica dell’ex Litorale Austriaco.

6 aprile 1941 La Jugoslavia viene attaccata dalla Germania, sostenuta dagli eserciti italiano, ungherese, rumeno e bulgaro; il suo territorio viene suddiviso tra Germania, Italia, Ungheria, Romania e Bulgheria.

8 settembre 1943 l’Italia firma l’armistizio.

10 settembre 1943 La Wermacht istituisce la Zona d’operazioni del Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland) e la Zona d’operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland)

5 ottobre 1943 L’esercito tedesco incendia molte abitazioni private e edifici agricoli nei tre comuni della zona d’operazioni in Istria.

Fine di marzo 1944 A Žejane e Male Mune vengono bruciate sia le abitazioni private sia gli edifici agricoli.

5 maggio 1944 Durante l’operazione Braunschweig quasi tutti gli edifici di Vele Mune e Male Mune vengono bruciati.

Estate 1944 L’esercito tedesco mina la chiesa di Sant Andrea Apostolo a Žejane.

Settembre 1944 Vengono aperti il campo di internamento Emma (Straflager Emma) a Žejane e un campo di lavoro a Vele Mune e a Male Mune.

9 maggio 1945 Conclusione ufficiale della Seconda guerra mondiale in Europa.

Seconda metá del 1945 In tutti e tre i paesi inizia la ricostruzione.

Prima metá del 1946 I volontari di Žejane costruiscono una scuola.

1947 Žejane, Vele Mune e Male Mune sono per lo più ricostruiti.

Vele Mune, Male Mune e Žejane durante la Seconda Guerra Mondiale

Nei paesi di Vele Mune, Male Mune e Žejane l’inizio delle attivitá antifasciste organizzate può essere datato tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942. A Žejane erano attivi sostenitori della lotta di liberazione nazionale già dal 1942, quando i carabinieri di Vele Mune arrestarono quattro individui per sospetta attivitá sovversiva contro il governo.

Nel maggio del 1943 a Vele Mune, con tre iscritti, fu istitutito il Comitato di Liberazione Nazionale. Nello stesso anno, il Comitato fu organizzato anche a Žejane, dove si iscrissero sei persone del luogo. Nella stessa area, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno dello stesso anno, iniziarono anche le attivitá dell’Unione delle Associazioni Antifasciste giovanili (USAOH) e dell’Associazione delle Donne Antifasciste (AFŽ).

Dopo l’8 settembre 1943 la stazione dei carabinieri di Vele Mune venne attaccata dalle forze di resistenza locali e i militari furono disarmati. L’attacco avvenne con poche armi - una mitragliatrice, due fucili e poche granate - acquistate a Račja vas e Podgrad.

Dopo l’armistizio firmato dall’Italia, questi tre paesi furono annessi alla Zona d’operazioni del Litorale Adriatico e all’inizio di ottobre, a seguito delle operazioni militari in Istria furono direttamente coinvolti nei combattimenti.

Dopo il successo dell’operazione di ottobre, le forze di occupazione tedesche iniziarono a intimidire la popolazione locale al fine di prevenire la partecipazione dei civili al movimento partigiano che, a partire dai primi mesi del 1943, aveva attaccato le unità tedesche nella zona di Opatija Karst.

L’esercito tedesco organizzò una serie di operazioni antipartigiane tra cui: arresti, deportazioni e massacri della popolazione locale e dei componenti del Comitato di Liberazione Nazionale, incendi di case e di edifici agricoli. A metà febbraio 1944, i tedeschi prelevarono da Vele Mune, Male Mune e Žejane 118 uomini e li portarono nei campi di lavoro in Germania; nei mesi seguenti arrestarono o deportarono anche molte donne.

Una delle due più importanti operazioni tedesche, l’operazione Braunschweig, ebbe inizio il 25 aprile 1941 e viene ricordata in quest’area per due eventi in particolare. Dopo gli orrendi crimini commessi a Lipa il 30 aprile 1944, Vele Mune, Male Mune and Žejane videro l’orrore il del 5 maggio 1944.

I 1700 residenti nei tre paesi prima della guerra vennero esilitati e sia le loro case sia gli edifici agricoli vennero distrutti e incendiati. Gli esiliati, tra cui soprattutto donne, vecchi e bambini, si rifugiarono nelle comunità vicine: Starod, Račice, Podgrad, Pasjak, Šapjane, Zvoneća, Brešca, Veli Brgud, Mučići, Jušići e altri. Solo occasionalmente ritornavano ai loro paesi d’origine per svolgere lavori agricoli.

Non c’è evidenza storica del numero esatto di case ed edifici agricoli incendiati nei tre paesi perchè diverse fonti offrono informazioni contrastanti. Includendo gli incendi dell’ottobre 1943 e marzo 1944, dopo il 5 maggio 1944 almeno 120 case e 100 edifici agricoli vennero distrutti a Vele Mune; almeno 97 case e 85 edifici agricoli vennero distrutti a Male Mune e almeno 86 case e 84 edifici agricoli vennero distrutti a Žejane. Infine, nell’agosto del 1944 i soldati tedeschi minarono la chiesa di Sant’ Andrea Apostolo a Žejane.

Nell’autunno del 1944 i soldati tedeschi istituirono un campo di lavoro nei villaggi bruciati di Vale Mune e Male Mune. Il campo serviva prevalentemente per i prigionieri provenienti dall’Istria e dalla zona di Fiume; a Žejane invece venne organizzato il campo di internamento Emma. La forza lavoro del campo di Žejane includeva sia alcuni residenti del paese sia abitanti dei paesi vicini. C’erano anche progionieri-bambini: il piu’ giovane internato al momento dell’arresto fu un bambino di soli 9 anni.

A guerra finita, i cittadini dei tre paesi si aiutarono a vicenda nella ricostruzione delle loro case e stalle. Si stabilì una regola non scritta sulle priorità: come prima cosa si sarebbero ricostruite le case delle famiglie con bambini piccoli e quelle senza componenti maschili.

Durante lo stesso periodo anche gli ex-prigionieri dai campi di internamento e di lavoro iniziarono a ritornare a casa.

Nonostante la grande povertà del dopoguerra, i tre paesi vennero ricostruiti. La ricostruzione iniziò nella seconda metà del 1945 ma la maggioranza degli edifici di Vele Mune e Male Mune venne ricostruita l'anno seguente. La ricostruzione più radicale avvenne a Žejane nel 1947. L’anno precedente i residenti avevano lavorato come volontari per costruire una scuola, la prima nel paese.

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